Il pozzo di Hured

Il pozzo

In Etiopia l’accesso ai sistemi di distribuzione di acqua potabile è prerogativa dei soli centri urbani, infatti, ad oggi, il 96% delle zone urbane è servito da acquedotti. La situazione lascia ancora ampiamente a desiderare nelle aree rurali, servite solo per il 31%.

I fiumi Boto e Nakiyam abbracciano il villaggio di Hured scorrendo da sud e da nord verso ovest. Il Boto, a differenza del Nakiyam, è spesso in secca durante il periodo estivo.

Per decenni le acque di questi fiumi sono state l’unica risorsa idrica per gli abitanti del villaggio e per i loro capi di bestiame. Col passare del tempo, però, a causa dell’aumento della concentrazione di escrementi  animali e di nitrati dovuti all’inquinamento della vicina città di Gunchire, le acque sono diventate inadatte al consumo umano.

Considerata la criticità della situazione e gli enormi rischi per la salute umana, nel 1993 Franco e Busu Zana, i futuri fondatori di Progetto Briciola ONLUS, hanno l'iniziativa di far scavare un pozzo attraverso il quale portare in superficie acqua pulita dalle falde del sottosuolo. Gli scavi raggiungono i 72 metri di profondità. La pompa che attinge da quel pozzo continua ancora oggi a dissetare i viandanti sulla via di Hured.


Fonte dati:
www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook